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mercoledì 22 luglio 2020

L'angolo della recensione: "Uno che dove va non ritorna" di Mario Di Desiderio

Proprio in questi giorni sul mio profilo Facebook riflettevo sulla differenza fra fama e talento. 
Oggigiorno, purtroppo, spesso non vanno di pari passo, almeno per quanto riguarda la realtà del nostro Paese.
 Lo so, gli snob della lettura non saranno d'accordo con me. Mi riferisco a chi sale sul carro dei vincitori e legge e recensisce (se lo fa) solo i grandi nomi, perché così va sul sicuro, si uniforma alla massa. Del resto, usare  il cervello comporta fatica e, soprattutto, per usarlo, il cervello, bisognerebbe avercelo. 
Ci sono successi  costruiti a tavolino, sovente spinti da scambi di favori a certi livelli che si traducono in eccellenti campagne di marketing,  e penne geniali che languono nell'oscurità, o meglio, sepolte negli store on line.
Mario Di Desiderio non ha conquistato  le luci della ribalta, ma dei lettori  hanno impiegato un po'del  loro tempo per recensire le sue opere. Di una delle due, mi sembra che su Amazon siano sparite parecchie recensioni, fra le quali sicuramente anche la mia. 
Io le ho lette entrambe: "Con l'anima ai denti" e "Uno che dove va non ritorna".
Titoli ben congegnati, fuori dagli schemi come  i suoi personaggi e, ci scommetterei, come lui. Si tratta di una deduzione, perché su questo autore non sono riuscita a reperire informazioni nel web. Niente di niente.
Anzi, se qualcuno di voi ne sa qualcosa, è pregato di contattarmi. La curiosità è troppa...
Ma veniamo al suo romanzo dal titolo "Uno che dove va non ritorna", storia originale, come il suo protagonista, Poulson, quarantenne, ateo, di origine scandinava, che ruota intorno al senso della vita e, almeno agli inizi della narrazione, agli inquietanti interrogativi sulla morte.
La prosa è scorrevole, la trama fuori dagli schemi e ricca di spunti di riflessione.
Nella vita vince chi non è schiavo dell'opinione dei più e non si accontenta di modelli precostituiti; si può essere una famiglia anche senza che ci uniscano legami di sangue; non si può ricavare autentica soddisfazione da un'esistenza basata su vedute ristrette e interessi egoistici. Queste alcune delle considerazioni solo apparentemente scontate che affiorano nel corso della lettura.
Mario di Desiderio con questa sua opera si conferma, a mio parere, "narratore di razza". Con precisione chirurgica, fotografa gli stati d'animo dei suoi personaggi, le loro manie, i dubbi, le contraddizioni. 
Di lui ho apprezzato almeno in uguale misura anche "Con l'anima ai denti". Di Desiderio ha il grande pregio di creare personaggi atipici e al contempo "veri" scavando in maniera magistrale nella loro interiorità fino a renderli estremamente familiari al lettore.
Mi domando come mai di un autore così in gamba non si sappia nulla. Vi avverto.Come tutti gli autori dotati di forte personalità potrà solo o piacervi tantissimo o non piacervi affatto.


 Certo è che emerge dalla massa, e io ve ne consiglio volentieri la lettura.

lunedì 20 luglio 2020

"Bagliori di vita" di Daniela Biancotto: un'anima a nudo





“Ciò che caratterizza le grandi passioni è l'immensità degli ostacoli da superare e l'oscura incertezza dell'evento.” (Stendhal)

Una passione amorosa che brucia come il fuoco travolgendo tutto ciò che incontra e si alimenta della sua stessa fiamma che inevitabilmente affonda le radici nel dolore (πάθος, in greco significa sofferenza ma anche emozione), oscillando, come un pendolo impazzito, fra esaltazioni e abbattimenti: questo è quanto troviamo nei versi della Biancotto in “Bagliori di vita”, silloge nella quale l’autrice mette completamente a nudo l'anima di Anna, suicida per amore e protagonista di un suo romanzo, al momento inedito.

Spietata, più raramente amica di sé stessa, Anna è la sua giudice più inflessibile, pronta a criticarsi senza un briciolo di compassione, abbandonandosi, nella misura in cui si sente abbandonata, crocifiggendosi per “colpe” più immaginarie che reali.

“Mi sento come un cane randagio ferito dalla vita” dice di sé Anna; e ancora “una donna stupida, legata ai dolci ricordi di attimi fuggenti e bugiardi”.

La passione, per sua stessa natura non conosce vie di mezzo, e lei, nella sua mente, ne trasforma l’oggetto, a seconda dei suoi comportamenti, ora in un angelo ora in un essere umano “superficiale come una piuma, egoista come la morte.”

Daniela Biancotto fruga e scava nell’archivio della  vita di Anna ripercorrendone eventi e fasi salienti: sposa felice, madre adottiva, moglie infelice e donna separata, nonna, innamorata solo a tratti corrisposta, per giungere alla conclusione di aver sempre patito una carenza d’amore. In qualità di essere sensibile ne ha un bisogno estremo e la sua mancanza è forse atavica, come remoto e forse insanabile è lo strappo che ha aperto in lei una voragine.

Così, quando la disperazione si fa abissale, si spinge insanamente a invocare la morte, che le appare nelle ingannevoli vesti di una presenza “silenziosa e amorevole”.

Qualche lirica sembra quasi il duplicato di un’altra, come, del resto, ripetitiva, perché ossessiva, è la passione amorosa quando tracima valicando gli argini della sopportazione, a rigirare il coltello nella piaga.

Eppure fra i  versi che narrano il percorso di questo personaggio immaginario, si intravedono “bagliori di vita”: nel suo desiderio di amare, nell’ebbrezza dei sensi, nell’amicizia come conforto, nell’affetto che l’unisce ai suoi animali domestici, nell’amore per la natura. Vi si avverte un anelito di speranza, il battito di un cuore che, pur immerso nella disperazione, continua a fremere.

La poetessa Daniela Biancotto fa ricorso a metafore e similitudini suggestive, comunicando con estrema efficacia emozioni e sentimenti, disperazione e ansia di vivere o di morire, e trascinando il lettore in gorghi emozionali che lo travolgono nell’esatta misura in cui è l’autrice stessa a scoprirsi travolta dando vita al personaggio di Anna.

Da leggere.






Daniela Biancotto