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giovedì 26 novembre 2020

"L'ULTIMA ROSA ROSSA" DI ELENA MARTIGNON

 

"L’ultima rosa rossa" è un giallo avvincente, con pennellate di thriller e di paranormale, 


così ben strutturato che si fa fatica a credere che si tratti dell’opera prima di un’esordiente. Elena Martignon congegna la trama curandola nei minimi particolari. All’interno della narrazione si susseguono capitoli che fanno capo a personaggi diversi, senza che questo disturbi il lettore, senza che gli si faccia perdere il filo.

Ai personaggi l’autrice regala il giusto spessore: sono credibili e “bucano il foglio”, come si dice in gergo, arrivando al lettore con tutta la forza delle loro passioni.

Sì, perché i protagonisti di questo giallo così ben congegnato sono animati da passioni primordiali: lussuria, gelosia, rabbia, paura, vendetta, ed è proprio in nome di queste che commettono i loro misfatti, fino a sopprimere le vite altrui, fino ad appropriarsi di ciò che non è di loro proprietà, fino a ergersi a giudici, violando ogni codice morale.

Ne “L’ultima rosa rossa” di straforo si accenna all’intoccabilità di certi politici che salgono al potere grazie ad alleanze molto discutibili e ci si interroga sui rapporti umani e su certi traumi che possono segnare l’esistenza di chi li subisce, finché non si ha il coraggio di affrontarli, per liberarsene in via definitiva, alleggerendo così il proprio carico e sentendosi finalmente  degni di essere amati. Questo accade ad Anna, giovane donna dotata di  facoltà  paranormali che le consentono di prevedere il futuro imprimendo una svolta alle indagini della polizia. Elena Martignon, in maniera inusuale, la fa parlare in prima persona, ricorrendo nel resto della narrazione alla terza. Personalmente questa sua scelta non mi ha disturbato, anche se altri potrebbero criticarla adducendo come motivazione una scarsa omogeneità.

Allora questo romanzo non ha  punti deboli?

Purtroppo sì. La consecutio temporum non viene rispettata; spesso i tempi e, a volte, anche i modi dei verbi si danno alla pazza gioia. Ci sono varie ripetizioni: all’interno di una stessa frase, si utilizzano sempre gli stessi termini. Non si  ricorre ai sinonimi dove sarebbe necessario. Non mancano i refusi, anche se non sono frequentissimi.

Un vero peccato. Questa autrice, a mio avviso, potrebbe e dovrebbe puntare più in alto. Ne ha tutti i numeri.

venerdì 17 luglio 2020

Delitto e indagini nel noir "La stanza buia" di Daisy Raisi

Cosa accade quando nelle vite apparentemente tranquille di un gruppo di persone unite da legami familiari o professionali irrompe, come un fulmine a ciel sereno, un evento luttuoso?
E se questo evento luttuoso è un delitto?
La terza e ultima parte de "La stanza buia" ci proietta in una realtà completamente nuova rispetto alle due sezioni precedenti, nella quale le vite di Lisa, Nicola, Brian  vengono stravolte.  Ogni equilibrio è sovvertito. 
Le giornate dei protagonisti di questa storia perdono  i loro abituali punti di riferimento. Niente è più come prima. Quando una persona cara viene meno  in maniera violenta e senza alcun preavviso costringe i superstiti  a riscrivere il loro ruolo nel complesso intreccio dei legami amicali e familiari.
Il peso conferito a questo aspetto nell'ambito della trama non è casuale. "La stanza buia", pur virando a metà narrazione verso il poliziesco, nasce infatti con una forte impronta psicologica.
Grande importanza viene attribuita alla protagonista, Lisa, alla sua psiche, ai traumi subiti precocemente,  ai legami familiari, al controverso rapporto con la madre, al suo corpo che traduce in mal di testa invalidanti il pianto antico e sommesso della sua anima. 
Del resto, questa storia si nutre di contrasti e della loro ricomposizione: introspezione/azione, buio/luce, anima/corpo, passato/futuro, crisi/rinascita, in un oscillare perpetuo che conferisce ritmo  alla narrazione.
Dal delitto in poi, gli eventi si susseguono incessantemente, ruotando intorno alle indagini condotte dalla squadra dell'ispettore Thompson, fino al colpo di scena finale, fino a quando, cioè, la realtà si svela togliendosi la maschera per mostrarsi nella sua pura essenza. 
Il libro si chiude con  uno dei suoi tanti interrogativi silenziosi, nascosti fra le righe. Fino a che punto è possibile fare del male agli altri senza pagarne primo o poi il fio?


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