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lunedì 7 dicembre 2020

"Il bivio" di Imma Pontecorvo


Imma Pontecorvo, in questo suo nuovo racconto, destinato soprattutto alle nuove generazioni, lancia un messaggio ben preciso sugli incidenti stradali, nel nostro Paese: con la collaborazione di tutti, si può e si deve fare di più per arginare questa terribile piaga, che miete tante giovani vittime. E proprio di due giovani vite che rischiano di vedere crollare per sempre le proprie aspirazioni, i propri sogni, ci parla “Il bivio”… ma procediamo per ordine. Giovanni è un bravo ragazzo, innamorato della sua Martina e ha due grandi obiettivi: diventare avvocato e formarsi una famiglia. Fabrizio, invece, è un diciassettenne con la passione per il basket. La vita, si sa, non è sempre semplice e mette entrambi alla prova. Giovanni viene lasciato di punto in bianco dalla sua amatissima Martina, e Fabrizio viene osteggiato dal padre che vorrebbe che abbandonasse lo sport per dedicarsi esclusivamente allo studio diventando un giorno, ingegnere, come lui. E qui apro una parentesi. Imma pone l’accento sulle ingerenze dei genitori che per iperprotettività rischiano di tarpare le ali ai propri figli. Claudio, padre di Fabrizio, è in totale buonafede, convinto di fare il bene del ragazzo, identificandolo con un futuro sicuro, senza considerare che Fabrizio ha un talento, vuole viverlo e ha bisogno di farlo per realizzarsi. Il suo non è un capriccio. Per quanto riguarda Giovanni, invece, è la mancanza di rispetto di Martina a spingerlo indirettamente a commettere una leggerezza che gli costerà molto cara. Si ubriaca per non pensare che è stato lasciato per sms, senza che la ragazza abbia avuto la delicatezza di parlargli di persona. Il messaggio che arriva al lettore è che siamo tutti collegati, che le nostre azioni, se non sufficientemente meditate, possono avere delle conseguenze dirompenti sulla vita degli altri. Sia il padre di Fabrizio che Martina mancano di rispetto rispettivamente a Fabrizio e a Giovanni, creando involontariamente le premesse per ciò che avverrà. Con questo non si vuole scagionare nessuno. Fabrizio sbaglia a uscire di casa con lo scooter senza casco; Giovanni sbaglia a guidare in stato d’ebbrezza, senza allacciare le cinture e superando il limite di velocità. Entrambi sono colpevoli di essersi comportati in maniera superficiale. Entrambi non vanno assolutamente presi ad esempio. Giovanni in preda ai fumi dell’alcol investe Fabrizio… e le conseguenze saranno pesanti. Il loro futuro rischierà di essere compromesso per sempre dai loro comportamenti leggeri.

Queste vicende ci ricordano che la vita è un bene prezioso che va difeso. Basta davvero poco per stravolgere un’esistenza, che è fatta anche di questo: di difficoltà, di imprevisti, di prove che vanno affrontate con maturità, coraggio e determinazione, senza demordere mai. Solo così si cresce veramente, lottando per non perdere i propri sogni, ma anche perdonando se stessi e gli altri, sviluppando solidarietà e mettendo la propria esperienza al servizio di tutti, come faranno in seguito i due ragazzi, perché certi errori non abbiano più a ripetersi.

Imma Pontecorvo, ne “Il bivio” con stile semplice e diretto, tratta un argomento di assoluta attualità e di grande valore pedagogico e sociale, che potrà essere di forte impatto sui giovani sensibilizzandoli al tema della sicurezza stradale. 

mercoledì 29 luglio 2020

Nomi noti: "La figlia oscura" di Elena Ferrante

Buongiorno, cari amici.
Come prosegue per voi questa calda estate?
Io, nei ritagli di tempo, mi sto dedicando alla lettura. Non l'avreste mai detto, eh?
In genere, in qualità di cacciatrice di storie d'inchiostro, mi diletto a leggere soprattutto autori non ancora affermati.
Navigo nelle varie librerie on line, vengo catturata da una copertina, da una trama e, nel giro di qualche ora, o di qualche giorno, a seconda degli impegni che ho, leggo e RECENSISCO. 
Voglio sottolinearlo, perché purtroppo non è sempre così scontato che chi legga un libro spenda qualche minuto del suo prezioso tempo per lasciare la propria recensione. Questo è un vero peccato, soprattutto per gli emergenti che hanno bisogno di riscontri per proseguire nell'arduo cammino della scrittura, ragion per cui, da qualche settimana a questa parte ho preso l'abitudine di riportare proprio tutte le mie recensioni anche sul mio profilo social facendole precedere da questa frase: "Ho letto questo libro e mi è piaciuto", oppure, al contrario, "Ho letto questo libro e non mi è piaciuto". 
Non leggo solo emergenti, soprattutto per lavoro ma anche per puro piacere, ma ovviamente anche scrittori affermati. Negli ultimi mesi, ad esempio, ho fatto un'indigestione di giallisti, nostrani, inglesi e d'oltre oceano.
Per variare,ieri, con le migliori intenzioni, invece, ho scaricato sul mio e-reader la "La figlia oscura" di Elena Ferrante,  che tutti, anche chi non legge mai, conoscono se non altro per la serie televisiva ispirata al suo romanzo "L'amica geniale", e... delusione!
Ho letto  "La figlia oscura" di Elena Ferrante  e non mi è piaciuto!
Qualcuno urlerà allo scandalo. La Ferrante? Ma ci rendiamo conto? Come osi? 
La sua prosa è ineccepibile e riesce a raggiungere punte di lirismo notevoli, ma ci sono vari "ma", cari miei.
Un romanzo degno di questo nome dovrebbe pure avercela una trama... e "La figlia oscura" ne è totalmente  sprovvisto. 
A metà lettura avrei voluto abbandonare l'impresa (perché tale è stata...), ma mi sono imposta di proseguire fino all'ultima pagina, e... niente. Buio assoluto. A un certo punto,  ho perfino sperato in un lampo di genio da parte di questa scrittrice che spezzasse la monotonia delle sue per me inutili pagine. Mi è sembrato di intravedere un guizzo, un indizio di svolta. Appunto... "mi è sembrato", ma ora bando alle ciance. 
Ecco la mia sintetica ma eloquente recensione, che non anticipa niente al lettore, ma è molto chiara nei suoi giudizi:
(Due stelle su cinque")
"La psicologia lasciamola ai saggi.
Questo libro della Ferrante è senza trama e senza storia.
Molto ben scritto ma niente di più.
Noioso, pesante, cervellotico perde l'occasioni di riscattarsi anche nel finale.
Gli spunti di riflessione sul rapporto madre/figlia che fornisce sono banali, alla portata perfino di un adolescente, così come quelli sul ruolo femminile nella società."

E voi avete letto questo libro?
E, se l'avete letto, cosa ne pensate?