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martedì 29 dicembre 2020

"LORO TORNERANNO" DI LUCA TESCIONE

 


Un racconto dall’incipit distopico e pennellato di fantascienza. Un protagonista misterioso, provvisto di coda, funge da voce narrante. Ovviamente non appartiene al genere (dis)umano che l’autore dipinge come egoista, crudele, nevrotico, aggressivo, distruttivo, eppure vorrebbe assomigliargli lo stesso. Sì, perché questo essere atipico, pur riscontrando nell’uomo molteplici difetti, ne apprezza moltissimo la predisposizione per l’arte. Perché in fondo l’arte che cos’è se non il prodotto della parte migliore di un essere umano? Così come la curiosità e la speranza, aspetti che certo appartengono in larga misura anche all’autore, così come una diversità intesa come originalità. Luca Tescione è una sorta di Ulisse moderno, animato dalla smania continua di conoscenza, perennemente in viaggio e che poi questo sia reale o metaforico poco importa. Anche l’arte in fondo è una forma di viaggio che spinge chi la pratica a valicare i cancelli del finito anelando a qualcosa che, nella più plausibile e auspicabile delle ipotesi, rimarrà irraggiungibile… e guai se non lo fosse! La vis creativa ne risentirebbe fino a spegnersi.

Che dire poi della speranza? Quella che contro ogni ragionamento logico spinge il protagonista/voce narrante, unico superstite di una devastazione che ha reso il nostro pianeta inabitabile, ad aspettare che una navicella spaziale guidata dagli umani venga a prelevarlo dopo che il Viandante, altro misterioso personaggio, dopo un lunga ricognizione nello spazio, avrà finalmente individuato un nuovo pianeta adatto ad ospitarli?

E infine la Terra fattasi, a causa dell’uomo e delle sue azioni, oltre che inospitale, deserta, arida e silenziosa, “ora che è sempre più difficile spostarsi e non c’è più nessuno da incontrare”, non  ci rimanda, per certi aspetti, a questa nostra condizione odierna di reclusi, ostaggi di una  pandemia che ha ridisegnato regole e abitudini stravolgendole e isolandoci sempre di più.

E anche in questo caso cosa sarebbe la nostra esistenza senza la speranza in un futuro migliore, in un esito felice che ci restituisca alla normalità perduta?

“Loro torneranno” è un racconto breve, scorrevole e ricco di significato, che fa riflettere sulla natura umana, i suoi pregi e i suoi difetti sulla funzione dell’arte, sulle conseguenze delle azioni scellerate degli uomini e sul valore inestimabile del sentimento della speranza che è alla base della vita stessa.

Una lettura da non perdere, che il suo autore mette a disposizione gratis: http://www.mfsoftps.it/pubblicazioni/lorotorneranno/interattivo/mobile/index.html

Approfittatene.

giovedì 26 novembre 2020

"L'ULTIMA ROSA ROSSA" DI ELENA MARTIGNON

 

"L’ultima rosa rossa" è un giallo avvincente, con pennellate di thriller e di paranormale, 


così ben strutturato che si fa fatica a credere che si tratti dell’opera prima di un’esordiente. Elena Martignon congegna la trama curandola nei minimi particolari. All’interno della narrazione si susseguono capitoli che fanno capo a personaggi diversi, senza che questo disturbi il lettore, senza che gli si faccia perdere il filo.

Ai personaggi l’autrice regala il giusto spessore: sono credibili e “bucano il foglio”, come si dice in gergo, arrivando al lettore con tutta la forza delle loro passioni.

Sì, perché i protagonisti di questo giallo così ben congegnato sono animati da passioni primordiali: lussuria, gelosia, rabbia, paura, vendetta, ed è proprio in nome di queste che commettono i loro misfatti, fino a sopprimere le vite altrui, fino ad appropriarsi di ciò che non è di loro proprietà, fino a ergersi a giudici, violando ogni codice morale.

Ne “L’ultima rosa rossa” di straforo si accenna all’intoccabilità di certi politici che salgono al potere grazie ad alleanze molto discutibili e ci si interroga sui rapporti umani e su certi traumi che possono segnare l’esistenza di chi li subisce, finché non si ha il coraggio di affrontarli, per liberarsene in via definitiva, alleggerendo così il proprio carico e sentendosi finalmente  degni di essere amati. Questo accade ad Anna, giovane donna dotata di  facoltà  paranormali che le consentono di prevedere il futuro imprimendo una svolta alle indagini della polizia. Elena Martignon, in maniera inusuale, la fa parlare in prima persona, ricorrendo nel resto della narrazione alla terza. Personalmente questa sua scelta non mi ha disturbato, anche se altri potrebbero criticarla adducendo come motivazione una scarsa omogeneità.

Allora questo romanzo non ha  punti deboli?

Purtroppo sì. La consecutio temporum non viene rispettata; spesso i tempi e, a volte, anche i modi dei verbi si danno alla pazza gioia. Ci sono varie ripetizioni: all’interno di una stessa frase, si utilizzano sempre gli stessi termini. Non si  ricorre ai sinonimi dove sarebbe necessario. Non mancano i refusi, anche se non sono frequentissimi.

Un vero peccato. Questa autrice, a mio avviso, potrebbe e dovrebbe puntare più in alto. Ne ha tutti i numeri.