lunedì 19 ottobre 2020
Intervista a Romina Quarena sul suo romanzo d'esordio "Ancora e per sempre"
mercoledì 14 ottobre 2020
"PANCHINE, SCATOLE E RANOCCHI" DI C.L.LELLI
Attratta dalla New Age, dai fiori di Bach, dall’aromaterapia, Amalia è una
donna troppo buona, una di quelle di cui parla nel suo celeberrimo libro Renate
Göckel,
che finiscono inevitabilmente per fare da zerbino sia sul lavoro che nei rapporti di coppia.
Una yes woman, per intenderci, tanto
gradita per la sua arrendevolezza, che però, facendo un grosso lavoro su se
stessa, ha imparato a essere più assertiva.
L’autrice riesce a creare personaggi dal grande
spessore umano, simpatici per i loro difetti, indimenticabili per le loro virtù.
Un’operazione, questa, che le riesce splendidamente e, si sospetta, senza
sforzo alcuno, come se i suoi personaggi, prima ancora di diventare amici del
lettore, fossero entrati nel suo di cuore. Del resto si distinguono dalla massa
informe e omologata, perché volano alto, come solo le persone dalle larghe visioni e particolarmente
sensibili sanno fare, andando oltre le banalità e le apparenze.
La storia procede con un
ritmo vivace e brillante. Vi si parla pure di disabilità, rapporti familiari,
legami indissolubili, volontariato, magia dell’infanzia, librerie viventi, miracoli
operati dai sentimenti, amore per la vita e per se stessi … ma anche dei mitici
anni Ottanta con la loro musica, dei juke-box, dei divertimenti semplici di
quell’epoca, e ancora, di panchine memorabili, di scatole mai chiuse, di ranocchi
nei quali infilare biglietti per dare voce ai propri pensieri. L'autrice lo fa con una
fantasia e una dolcezza tali che vi porteranno a riscoprire quell’angolo di sogno e
di innocente spontaneità che troppo spesso dimentichiamo, travolti dai ritmi
sempre più serrati di questa società frenetica e spietata, che fagocita la
parte più vera e più pura di ognuno di noi.
Da leggere.
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lunedì 5 ottobre 2020
Intervista a Stefano Pancaldi su "Storia di una suora inquietante e di un professore"
Benvenuti all'appuntamento con la rubrica "La parola a..."
martedì 22 settembre 2020
"Sì può?" di C. L. Lelli
Di libri sul lockdown ne sono stati scritti tanti, ma “Si può?” di C. L. Lelli si distingue per lo stile brillante, brioso e spumeggiante supportato dall’innegabile senso dell’umorismo della sua autrice. Nessun tono cupo, ma solo amore per la vita, gioiosità e simpatia, anche se il tema farebbe presagire tutt’altro. Contiene due racconti: “Virus a due” e “Tanto siamo in casa”. Il primo narra la storia di due perfetti estranei conosciutisi in chat, Giulia e Luca, in un’epoca, quella attuale, nella quale la tecnologia imperversa condizionando anche i rapporti uomo/donna. Appartengono a due regioni diverse. A spostarsi è lei per un fine settimana che si rivelerà all’insegna dell’imprevisto. Il lockdown infatti la sorprende a casa del "bello sconosciuto", ricercatore in biologia e skipper per hobby, impedendole di fare ritorno nella sua città. La vicenda viene narrata da due punti di vista distinti, quelli dei due personaggi e l’autrice dimostra di sapersi calare perfettamente sia nella psicologia maschile che in quella femminile. Non manca il malinteso che rovescerà le sorti dell’incontro rimescolando le carte in tavola e preparando un finale a sorpresa. Va riconosciuta a C. L. Lelli la capacità di creare personaggi credibili, ricchi di umanità, con le loro fragilità, il loro bagaglio di esperienze, il bisogno inconfessato d’amore. Entrano nel cuore del lettore suscitando simpatia in maniera del tutto naturale e lì rimangono. “Tanto siamo in casa”, il secondo racconto contenuto in “Si può?”, invece, parla di una giovane donna alla ricerca di una collocazione lavorativa stabile che, pur di lavorare, accetta di fare la stagione come animatrice presso una struttura ricettiva di una regione diversa dalla propria. Come avrete già intuito, anche in questo caso verrà bloccata dal lockdown. In questa storia, a differenza di quella precedente, il tema dominante non è l’amore, ma la ricerca del proprio posto del mondo, in una società che offre ben poco. Anche in questa vicenda il lockdown gioca un ruolo di tutto rispetto. Grazie ad esso, Meri, la protagonista, si ritroverà a passare tanto tempo libero con i suoi colleghi, Lorenzo e Tiziana, bloccati come lei dal decreto in una regione diversa dalla propria, scoprendone sogni, talenti, aspirazioni e difficoltà. Un’occasione preziosa dal punto di vista umano che aiuterà la protagonista a rispolverare i suoi sogni donando nuovi stimoli al suo incerto futuro. L’autrice, in questo racconto, dà un certo peso alle dinamiche familiari. Nel caso di Meri ad esempio dà risalto al rapporto intenso ma conflittuale con il padre, fonte di incomprensioni e insicurezze, ma anche al patrimonio di valori che una "famiglia vecchio stampo" può regalare: l’onestà, la lealtà, il senso del dovere. C. L. Lelli sfiora questi temi di spessore con un’efficacia e una levità sorprendenti, senza mai calcare la mano, in punta di piedi, sorprendendo il lettore e congedandosi da lui con un messaggio di speranza nei rapporti umani e nella vita. Leggendo “Si può?” vi farete strappare più di un sorriso e, aspetto non scontato, vi scoprirete a riflettere su temi quali la condivisione, i rapporti familiari, la situazione giovanile, il ruolo della tecnologia nella società odierna, l'amore e tanto altro ancora.
Da
leggere.
lunedì 21 settembre 2020
Intervista alla scrittrice e poetessa Adriana Pedicini, mutuata dal gruppo Facebook "Editing, Libri e.. Disastri"
1) Adriana, benvenuta! Parlaci un po’ di te, innanzitutto, come persona. Chi è Adriana Pedicini? Qual è la tua caratteristica distintiva?
Ciao, Daisy. Sono una docente di liceo in pensione, ma non tanto dal momento che non ho lasciato i miei cari studi, seguo i nipoti alunni liceali e ho ancora contati con gli ex alunni ormai professionisti.
2) Una tua peculiarità a livello caratteriale?
Mi dicono che sono tenace, se mi impegno in qualcosa resisto a qualunque difficoltà pur di portarla a termine.. ma ciò si vede anche nei fatti personali legati alla salute. Sarei dovuta morire già tante volte di paura e sgomento per dei mali contro cui lotto e a cui non permetto di bloccare la mia vita. Finché ciò sarà possibile.
3) Sei un esempio di coraggio. Complimenti!
Beh.. il coraggio non è una conquista facile, ma è l'unico modo per sopravvivere a certe situazioni. S'impara anche ad essere coraggiosi.
4) Cosa ci dici, invece, di te come autrice? Quando e come è avvenuto il tuo incontro con la scrittura?
Un'altra mia caratteristica, dote se vuoi, ma anche fonte di sofferenza, è la capacità di osservare sia il mondo interiore, sia quello che capita all'esterno. Pertanto il mio incontro con la scrittura è stato innanzitutto un incontro con me stessa per sondare e leggere tutto ciò che dentro mi "ruggiva". Poi c'è stato l'incontro con la memoria, quando, dopo la morte di mia madre, ero ancora una ragazza, ho avvertito la necessita di raccontare, quasi a voler fermare il tempo o per paura che il tempo affievolisse la memoria. Nacquero così i primi racconti, confluiti dopo moltissimi anni nel mio primo libro di narrativa, I luoghi della memoria. Poi sono tornata alla poesia per accompagnare il mio cammino nella malattia con il libro Sazia di luce e infine, poiché tutto ha un termine, dunque anche la vita, mi sono ostinata a cercare il senso di questo nostro esistere, nel libro Il fiume di Eraclito, avendo più tempo a disposizione, grazie alla cessazione della professione. Questa silloge poetica è la mia ultima raccolta, dal momento che la silloge inedita giace nel cassetto in attesa di un buon editore.
5) Parliamo ora della silloge. Innanzitutto, come è nata e perché questo titolo?
Come dicevo il bisogno di inseguire risposte che purtroppo non vengono, nonostante l'incalzare delle domande sulla nostra esistenza. Ciò però non elimina, anzi rende ancor più evidente la precarietà della vita, nonché la brevità, e il fatto che tutto proceda, scorra come un fiume, sicché possiamo solo attingere dei moniti, i perché ci sfuggono, e un monito fondamentale sicuramente è quello a non sprecare il tempo, a vivere ogni giorno intensamente, perché il tempo non ritorna indietro, a dare valore solo a ciò che merita. Insomma a elevare il tenore morale e spirituale della nostra esistenza
6) La silloge, infatti, affronta temi di spessore quali: la sofferenza come strumento di elevazione, vivere come atto imposto, l’angoscia esistenziale che ne deriva e anche l’atteggiamento verso la morte. Vuoi accennarci qualcos'altro, in merito?
Beh, come dicevo, la vita è un fascinoso mistero e nelle poesie ne esamino gli aspetti che pur se partono da occasioni di riflessione personale, credo siano di interesse universale, giacché la poesia parla sempre a tutti, quando non sia espressamente autobiografica. Pertanto se le occasioni del fare poesia possono essere personali, lo sviluppo della materia poetica assume i contorni della universalità. Infine ognuno che legga può aggiungere o togliere alla mia sensibilità elementi propri del lettore.
7) La poesia come linguaggio universale... ma, se fossi costretta a scegliere fra prosa e poesia, Adriana, come mezzi d'espressione, quale sceglieresti?
8) Ti risponderò citando la poesia introduttiva che sintetizza quello che ho detto: Istantanee di vita/ a fermare il tempo/amore della vita/che lenta scivola nel rimpianto/timore della morte/ e nessun rimedio per fermarla/. Crogiolo di mille domande/sulle ali di una farfalla. E aggiungo: Mi affascina di più la poesia per la caratteristica che le è propria, la rapidità dell'intuizione e la personalità del linguaggio poetico. Mi diverte comunque narrare, perché mi appassiona soprattutto la narrazione che attiene all'indagine psicologica e alla caratterizzazione di ambienti, tempi ecc.
9)I tuoi sono scritti antropocentrici, quindi, caratterizzati da una forte componente introspettiva.
Credo sia dovuto a una mia predisposizione che ha avuto la sua linfa dagli studi classici, che ho amato e che amo, fonte inesauribile di formazione e affinamento della sensibilità. Poi, avendo per circa 40 anni insegnato ciò, non me la tolgo più di dosso questa patina. E dire che c'è qualche presunto lettore colto, non dico critico, che disapprova il tono forse alquanto elevato dello scrivere, non dico retorico, perché la congerie di autori e libri che imperversano oggi scrive come parla. Orrido! Per carità ognuno è libero... però non diciamo che è letteratura. Inoltre, l'arroganza e la presunzione sono all'ordine del giorno. La poesia, come in genere la letteratura, è umile.
10) Ne sono pienamente convinta. L'arte in sé è pura e la sua stessa purezza dovrebbe caratterizzare gli artisti.
Forse non è il caso di entrare in un campo minato quale quello degli artisti autentici, o creati a tavolino per meri fini economici, spalleggiati da case editrici o uomini potenti che ne spianano la strada... Preferisco stare nel mio angolino e essere indenne dal vizio del clientelismo che deturpa anche il mondo dell'arte in genere. Leggevo di robaccia pubblicata da una storica e nobile casa editrice. Non c'è più religione? Aggiungo solo questo: si sente la mancanza di critici seri e preparati. Qualcuno se ne sta nel suo privato e capisco anche il perché.
12) C'è qualcos'altro che vorresti aggiungere a questa intervista, Adriana?
Credo di no. Chi volesse ancora sapere può cercarmi su Google o Youtube. Chi volesse dei libri può benissimo chiedermeli in privato o scrivendo alle case editrici. Forse solo un'ultima cosa. Durante il lockdown ho guidato, davvero con tenacia, un gruppo di 6 autori compresa me, ed è nato un romanzo, Il tempo sospeso, Edizioni Mnamon , che è reperibile su Amazon e gli altri store on line.
13) Bene, quindi, insieme alla silloge di poesie Il fiume di Eraclito, segnaliamo anche il romanzo Il tempo sospeso di Adriana Pedicini. Vuoi citare gli altri autori de Il tempo sospeso, Adriana?
Certo, molto volentieri! Graziella Bergantino, Giuliana Caputo, Giovanna Reveruzzi, Lidia Santoro, Giulio Miele e ovviamente la sottoscritta. Scrivere Il tempo sospeso è stato un modo per non rendere del tutto infruttuoso quel periodo davvero pesante. Tra l'altro è contestualizzato con il periodo e la protagonista coglie il pretesto della quarantena per abbandonare la famiglia e tornare al suo paese d'origine per rifarsi una vita. Ma dopo un travaglio interiore tremendo e deludenti esperienze, ritorna, con una nuova prospettiva di vita e maggiore maturità, alla casa dove l'aspettano marito e figlio.
14) Molto interessante, come tutti gli argomenti che hai affrontato nel corso di questa intervista. Grazie, Adriana, è stato un piacere e un onore parlare con te.
lunedì 31 agosto 2020
"Non era il mio cane" di Gabriella M. Ronchi
"Non era il mio cane" è una
storia ricca di sentimento, l’ennesima testimonianza della sensibilità della scrittrice e poetessa Gabriella M.
Ronchi. Un racconto, questo suo, che tocca le corde più sensibili del lettore
partendo dall'amore per un cagnolino, Ringhio, in realtà non proprio ma che col tempo diverrà
come tale. Infatti, grazie a una quotidianità condivisa, durante le vacanze, nella casa di
campagna della protagonista, Camilla, fra il vivace quattrozampe e la donna si
instaurerà un legame speciale.
In “Non era il mio cane”, Camilla
rievoca in maniera toccante il suo passato,
le sue radici familiari introducendoci con semplicità e naturalezza nel
suo mondo, fatto di legami familiari, di gioie semplici e di amore per la natura e per la vita.
Nella narrazione a un
certo punto si inserisce la struggente storia di una badante marocchina, Karima, segnata da una serie di vicissitudini, di
sacrifici e caratterizzata da una grande
voglia di riscatto. Questa figura dà il là all'autrice per toccare il tema del
razzismo e dell’emarginazione, piaghe che andrebbero combattute, perché
giudicare un essere umano in base a dei pregiudizi è quanto di più ingiusto
possa esserci al mondo. Il personaggio di Karima offre anche l'occasione per parlare
della condizione femminile, della violenza di genere, di come un’unione nata
con le migliore speranze, come quella di Karima con suo marito, possa
trasformarsi in un incubo.
Le ultime pagine grondano
sentimento e nostalgia, preparate i fazzoletti, se avete il cuore tenero. L’autrice
dimostra di saper parlare perfettamente il linguaggio del cuore e, con uno
stile semplice ma incisivo, fa commuovere il lettore toccando con innegabile
maestria tasti che sono universali,
“Non era il mio cane” di
Gabriella M. Ronchi è una lettura intrisa di delicatezza, un amarcord che mi sento di consigliarvi, certa che vi scalderà il cuore.






