mercoledì 18 novembre 2020

"VIAGGIO A VIENNA" DI DANIELA ALIBRANDI

Ci sono libri che tradiscono immediatamente la preparazione di chi li scrive. “Viaggio a Vienna” è uno di questi. 

Non lasciatevi ingannare dall’incipit. La struttura della storia narrata è solo apparentemente lineare. Infatti mano a mano che la trama si dipana ci si rende conto che quanto riportato è frutto di un racconto e costituisce l’antefatto di una situazione di tutt’altra natura. Il cuore della storia è rappresentato dall’amicizia trentennale che lega le due protagoniste, Anna e Renata. Al mondo non potrebbero esistere due donne più diverse, a testimonianza di quanto gli affetti siano allergici a qualsiasi  regola.

Ma torniamo ai punti di forza di “Viaggio a Vienna” che di frecce al suo arco ne ha parecchie. L’autrice gestisce con destrezza le rievocazioni, i flashback: presente, passato recente e passato remoto si avvicendano in questa storia senza creare confusione del lettore. Le vicende sono ambientate in una Vienna magica, con i suoi monumenti i suoi palazzi, la sua storia, il cibo, le tradizioni. Il tutto è narrato dalla penna invidiabile di Daniela Alibrandi, autrice di grande esperienza e talento

che dimostra ancora una volta di essere dotata di una capacità descrittiva fuori del comune che non si concentra solo su ambienti e tratti fisici dei personaggi, ma scava nella psiche di questi ultimi, in maniera incisiva e sicura. 

Un colpo di scena finale molto ben congegnato, una storia che si tinge di giallo, dei delitti misteriosi, che stravolgono la apparentemente tranquilla quotidianità dei personaggi fanno il resto avvincendo il lettore, che non riesce a staccarsi dalle pagine, rimanendone completamente rapito.

La conclusione è struggente, fa leva sulla nostalgia e il sentimento, dimostrando la capacità dell’autrice di passare da un registro all’altro con naturalezza estrema e con grande abilità. Può un amore durare per sempre, fino all’ultimo respiro? Può un’amicizia sopravvivere a segreti inconfessabili senza venirne minimamente toccata? Come si convive con il senso di colpa? Può la gelosia spingere a commettere azioni oltre ogni immaginazione? Questi gli interrogativi principali che affollano la mente del lettore sfogliando le pagine di un romanzo che  scuote le coscienze e rapisce gli animi, perfetto anche dal punto stilistico e formale.

Che dire? Ve ne consiglio vivamente la lettura.

Mi congedo, lasciandovi in compagnia della trama e dei cenni biografici dell’autrice… perché, a questo punto, sono convinta che vorrete saperne di più. 

Scopri l’autrice visitando il suo sito: https://danielaalibrandi.wordpress.com/category/biografia/

 

TRAMA

Anna è una donna piena di vita e un’ottima giornalista. Mentre vive due importanti storie sentimentali su piani completamente differenti, è angosciata per non essere ancora diventata madre, e decide di prendersi una pausa andando a trovare Renata, la sua migliore amica del liceo, che vive in Austria.Dopo un tragico incidente di cui nessuno conosce la vera natura, tutte le persone che più le stanno a cuore si alternano intorno al suo letto d’ospedale, per cercare di farla risvegliare dal coma. Ogni voce, ogni frase le rievoca un evento del suo passato, ma il ricordo che più la cattura è quello del viaggio a Vienna, che porta con sé un segreto ancora da svelare. E sarà proprio attraverso il racconto di questo viaggio che l’imprevedibile puzzle della vita di Anna troverà la sua definizione.

 


lunedì 2 novembre 2020

Intervista a Loredana Fiori su "Il mio amico elfo - Il segreto delle befane"


Benvenuta, Loredana. Tu scrivi racconti per bambine e fiabe nei quali trasfondi la tua esperienza di educatrice di infanzia e di mamma. Le fiabe in particolare aiutano il bambino a scoprire il suo mondo interiore, emotivo. Vuoi parlarci di questo aspetto?

Spiegare in breve un argomento così articolato non è facile: tralasciando molti aspetti si può dire che la fiaba costituisce un aiuto psico-pedagogico nella crescita.
La psicologia ha fornito molti strumenti che permettono di comprendere gli insegnamenti e gli effetti che le fiabe hanno avuto da sempre in tutti noi, rivalutandone l'aspetto troppo spesso sottovalutato. Riconoscendone una specifica forma di linguaggio espressivo utile a far crescere i bambini e a potenziare in loro la capacità di parlare all' inconscio emotivo.
Raccontare una fiaba potrebbe sembrare “fuori moda”: oggi i bambini sono sempre più attratti dalla televisione e da internet, strumenti interessanti da non demonizzare ma che non sono sempre in grado di dare le giuste risposte alle domande che si pone il bambino in quella che si chiama età evolutiva.
Le fiabe permettono ai bambini di sperimentare meraviglia, di confrontarsi con le potenzialità dei personaggi e le innumerevoli possibilità della fantasia, trasmettono valori morali, e soprattutto favoriscono e stimolano l’immaginazione, motore della creatività.
Quando si racconta una fiaba si regala ai bambini un momento divertente che stimola la curiosità e che è anche un vero e proprio allenamento al saper riconoscere e gestire le emozioni: conoscendo gli stati emotivi dei vari personaggi è come se il bambino si trovasse di fronte ad uno “uno specchio” attraverso il quale riconoscere e comprende i propri stati d’animo e le conseguenze positive o negative che alcune emozioni possono scatenare.
La realtà viene semplificata, usando un linguaggio a lui più congeniale, quello della fantasia,
La fiaba è uno strumento che vanta importanti funzioni sia psicologiche che pedagogiche in quanto: permette di far conoscere al bambino le possibili avventure e disavventure della vita, insegna a riconoscere i “buoni” dai “cattivi” e il “bene “ dal “male”, mettendolo in contatto con emozioni sia positive che negative, evoca situazioni felici e rassicuranti ed esorcizza elementi violenti, negativi e ostili della realtà e del mondo che il bambino inizia a conoscere.
Raccontare una una fiaba a un bambino è un atto d'amore di grandissimo valore educativo, è un “tempo di qualità” soprattutto se, dopo il racconto, si offrono risposte alle domande piene di curiosità dei piccoli ascoltatori.

A proposito di fiabe, Loredana, vuoi parlarci del concorso letterario indetto da Amazon, al quale hai partecipato?

Domanda di riserva? Scherzo ovviamente!
Il concorso è iniziato a Maggio, con la possibilità di partecipare pubblicando entro il 31 Agosto ed era aperto a tutti i generi letterari.
Inaspettatamente la prima selezione che vede i cinque finalisti del premio letterario Amazon 2020 è stata resa pubblica venerdì scorso... In molti pensavamo erroneamente avvenisse a fine Ottobre.
E niente! Non sono tra i finalisti.
Pur avendo una media recensioni di 4.9 e stando a metà della pagina 1 su 136 non sono arrivata in finale.
È comunque stata un esperienza e sono grata per l'opportunità, tutto serve a crescere, far chiarezza e a migliorare, giusto?

Sicuramente, Loredana. Vuoi parlarci dell'opera con la quale hai partecipato?  
Tutte le mie fiabe partono dal simbolismo nascosto tra le righe. E questa volta è avvenuto tutto per caso sfogliando un vecchio breviario di mitologia in cui si accenna a 12 figure che solcano i cieli una vecchia tradizione pagana. Da lì il passo è stato breve ed è nata una storia.
Nella cittadina d Giweay il tempo sembra essersi fermato.
A volerla trovare bisognerebbe sorvolare le verdi colline della "Terra di Smeraldo" tra le vaste brughiere e i boschi che ricoprono l'Isola d'Irlanda. Abitata da uomini che non fanno più caso alle stranezze che accadono in quei luoghi dove piccole creature vivono indisturbati.
Tutti tranne Niall.
La foresta vicino casa nasconde dei segreti ed è deciso a scoprirli ma un antico segreto lo attende.



“Il mio amico elfo - Il segreto delle befane” contiene illustrazioni realizzate dai bambini. Come è nata questa idea? Chi sono i tuoi piccoli collaboratori?

I miei piccoli lettori sono i miei piccoli artisti. 
Devi sapere che ho creato tempo fa un gruppo Facebook di intrattenimento per i miei piccoli lettori e le loro mamme.
Durante il lockdown ho proposto una gara di disegno e una di scrittura per intrattenere i bambini (tra le altre cose) e hanno accettato con entusiasmo.
I loro lavori artistici, nella loro spontaneità, oltre a essere un gioco, sono una porta aperta per comunicare con l'ambiente e le persone un mezzo per esprimere emozioni, il loro mondo. Da lì a breve per rendere più interessante il gioco e riproporlo avevo a disposizione solo le bozze del racconto che stavo finendo e così ho deciso di serializzare online alcuni episodi della fiaba e di invitare i bambini tra i 7 e i 12 anni a partecipare a un torneo di disegno.
I bambini hanno avuto la possibilità di leggere ogni giorno degli episodi nuovi della storia e di disegnare ciò che gli episodi ispiravano, inviare il loro disegno e partecipare così al Torneo.
I 12 disegni sono stati scelti e selezionati da una giuria composta da
Una scrittrice
Due artiste
Una editor
Una digital coach
Ogni disegno è una piccola opera d'arte.

All’interno del libro è contenuta anche un’avventura scritta da una bambina.

Sì! Una piccola scrittrice erba! Il suo nome è Giulia Giacon ha 10 anni ed è una bambina dolcissima dai grandi occhi, timida a tratti riservata ma con una grande forza che scalpita impaziente di uscire.
Poco prima della pubblicazione ci siamo conosciute con una videochiamata e fatto una lunghissima chiacchierata.
È ancora incredula di aver vinto.
Veder pubblicato un testo seppur piccolo è motivo di orgoglio e gratificazione per la piccola che lavorerà sodo per imparare di più e continuare a scrivere se questo è il suo sogno nel cassetto.

Deve essere stata una grande emozione per Giulia Giacon, alla quale faccio i  miei migliori auguri per il suo futuro da scrittrice. Il tuo libro contiene pure delle schede interattive e una ricetta. In cosa consistono di preciso?

Raccontare fiabe permette di comunicare con il bambino in maniera interattiva affinché egli possa iniziare a familiarizzare con la lettura e con la scrittura, coinvolgendo la sfera cognitiva ed emotiva, imparare a comunicare con gli altri, potenziare la creatività espressiva, sviluppare il linguaggio e la capacità di esprimere stati d’animo, sentimenti ed emozioni.
Ma perché fermarsi a questo aspetto? Ascoltando le richieste e i suggerimenti dei miei piccoli lettori, già dal primo racconto del Il Mio Amico Elfo ho inserito delle schede operative. Leggere deve essere gioia e divertimento. Se vogliamo che imparino ad amare i libri, questi devono racchiudere stimoli nuovi ed essere dei compagni di gioco e avventure.
Sono schede semplici, realizzate con grafiche colorate che sono complementari al racconto. Stimolano la coordinazione oculo/manuale: ritaglia, incolla, disegna scrivi e...impasta.

Ritagliare una paper doll con la silhouette della Befana Frigg.
Come realizzare una calza.
Scrivere una lista dei desideri.
Un labirinto.
Scrivere una letterina.
E possono imparare a fare i pancake (la ricetta arriva direttamente dagli appunti di mia nonna) con l' aiuto della mamma. Come definirlo? Un piccolo laboratorio di cucina, un gioco che possa rinnovarsi in prossimità delle feste, far ricordare racconto e magari tornare a rileggerlo ogni anno.

Siamo arrivate al termine di questa nostra chiacchierata e un po' mi dispiace di doverti salutare. C’è qualcosa che vorresti aggiungere, in chiusura di questa intervista?

Oh! Dispiace anche a me. Ti sono grata per questa opportunità e... sì, una cosina sola prima di salutarci. Spero che il libro piaccia a grandi e piccoli lettori! Che faccia sorridere in questi giorni anomali che ci aspettano e sia spunto di tante cose belle.
Si può trovare su Amazon e presso la libreria Saphira di Grazzano Visconti. E, se dopo averlo letto, vorranno lasciare una recensione ne sarò infinitamente grata a tutti.

Accogliamo l'invito di Loredana, dalla quale mi congedo con un affettuoso saluto congratulandomi con lei per il suo spirito d'iniziativa e la sua creatività. Riporto qui di seguito il link di  "Il mio amico elfo - Il segreto delle befane" di Loredana Fiori. Contiene anche la trama
https://www.amazon.it/dp/B08FX2GN98/ref=dp-kindle-redirect?_encoding=UTF8&btkr=1

lunedì 19 ottobre 2020

Intervista a Romina Quarena sul suo romanzo d'esordio "Ancora e per sempre"

 

Buonasera, Romina. Benvenuta a "La parola a...". Intanto cominciamo con una domanda quasi d’obbligo: chi è Romina Quarena?

Romina Quarena è una donna innamorata della vita. Una insegnante di  scuola primaria, una mamma e una moglie!

Tanti ruoli, quindi. Riesci a destreggiarti ottimamente fra tutti, immagino. Passiamo ora a “Ancora e per sempre” che è anche la tua opera prima ed è un romanzo che parla dell’importanza dei sogni. Cosa puoi dirci in merito?

I sogni sono il motore della vita, bisogna crederci sempre, proprio come Sam, il protagonista del romanzo .I sogni sono gratis, bisogna inseguirli e curarli.

Mi trovi perfettamente d'accordo, Romina. Leggendo la tua biografia ho scoperto che il tuo incontro con la scrittura è avvenuto da bambina. La prima pubblicazione, invece, da pochissimo. Cosa ti ha spinto a pubblicare un tuo scritto?

Un sogno appunto! In realtà ho semplicemente assemblato scritture sparse e ho tirato fuori il mio desiderio dal cassetto. Un' amica mi ha detto: "Piantala di chiederti perché. Chiediti, piuttosto: Perché no!"

A proposito di amiche, nel tuo romanzo l’amicizia e l’amore hanno un ruolo decisivo. Per te quanto contano?

Gli amici nella mia vita rappresentano molto per me. Un amico è una seconda pelle.  L'amore è fondamentale. Io vivo di emozioni a tal punto da crearle se non ne ho!

In che senso?

Sì, è complicato.  Cerco emozioni. Se una situazione diventa piatta, scappo per trovare energie nuove.

C’è un personaggio di “Ancora e per sempre” al quale sei particolarmente legata? Se sì, quale e perché?

Sorprendentemente, amo molto i due antagonisti: Laura, l'ex di Sam, perché è una vera pazza, e Teo, l'ex fidanzato di Mia, perché è in grado di cambiare la sua vita diventando un grandissimo amico di Sam.

Li ami per la loro energia?

Anche. Sono fuori dalla normalità: lei per un motivo e lui per un altro. Non posso svelare tutto.

Anche la musica e, in particolare, i Modà trovano spazio in questa tua opera. Vuoi parlarcene?

Io sono una fan dei Modà, amo la loro musica e ne adoro il frontman, Kekko. Molte parti del mio romanzo si ispirano alle loro canzoni, in particolare un loro pezzo vecchiotto: "Il sogno di una bambola".

Non conosco questo pezzo, ma mi hai incuriosito. L'ascolterò. C’è qualcosa che vorresti aggiungere in chiusura d’intervista, oltre a precisare dove è acquistabile il tuo romanzo che è stato segnalato al “Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti”?

Certo. Ti ringrazio per l'opportunità. Spero che il libro piaccia. "Ancora e per sempre" è acquistabile su Amazon e su tutte le piattaforme on line. Grazie di cuore. È stata una bellissima esperienza.


mercoledì 14 ottobre 2020

"PANCHINE, SCATOLE E RANOCCHI" DI C.L.LELLI


È una storia d’amore godibile e ricca di senso dell’umorismo quella che l’autrice bolognese C.L.Lelli ci regala col suo nuovo racconto. La protagonista è una quarantenne dalla vita affettiva disastrata, reduce da un lungo e sfortunato rapporto, che decide di passare l’estate nella solita località di villeggiatura, sulla riviera romagnola.  Vi si reca da sola, senza genitori e lì il destino le serve su un piatto d’argento un incontro inatteso e molto intrigante che sovvertirà certe sue convinzioni.

Attratta dalla New Age, dai fiori di Bach, dall’aromaterapia, Amalia è una donna troppo buona, una di quelle di cui parla nel suo celeberrimo libro Renate Göckel, che finiscono inevitabilmente per fare da zerbino sia sul lavoro che nei rapporti di coppia. Una yes woman, per intenderci, tanto gradita per la sua arrendevolezza, che però, facendo un grosso lavoro su se stessa, ha imparato a essere più assertiva.

Questa donna dotata di buon cuore, pronta a farsi in quattro per lo sfortunato/a di turno, ha una mentalità aperta, priva di pregiudizi, convinta come è che in ogni essere umano si celi una componente di diversità e che questa, lungi dal rappresentare un difetto, costituisca una risorsa. 
Ha un "amico storico", gay, creativo, vero esempio di tenacia, almeno sfortunato quanto lei in amore, con il quale ha conservato un rapporto colmo di cameratismo adolescenziale e tenerezza.

L’autrice riesce a creare personaggi dal grande spessore umano, simpatici per i loro difetti, indimenticabili per le loro virtù. Un’operazione, questa, che le riesce splendidamente e, si sospetta, senza sforzo alcuno, come se i suoi personaggi, prima ancora di diventare amici del lettore, fossero entrati nel suo di cuore. Del resto si distinguono dalla massa informe e omologata, perché volano alto, come solo le persone dalle larghe visioni e particolarmente sensibili sanno fare, andando oltre le banalità e le apparenze.

La storia procede con un ritmo vivace e brillante. Vi si parla pure di disabilità, rapporti familiari, legami indissolubili, volontariato, magia dell’infanzia, librerie viventi, miracoli operati dai sentimenti, amore per la vita e per se stessi … ma anche dei mitici anni Ottanta con la loro musica, dei juke-box, dei divertimenti semplici di quell’epoca, e ancora, di panchine memorabili, di scatole mai chiuse, di ranocchi nei quali infilare biglietti per dare voce ai propri pensieri. L'autrice lo fa con una fantasia e una dolcezza tali che vi porteranno a riscoprire quell’angolo di sogno e di innocente spontaneità che troppo spesso dimentichiamo, travolti dai ritmi sempre più serrati di questa società frenetica e spietata, che fagocita la parte più vera e più pura di ognuno di noi.

Da leggere.

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lunedì 5 ottobre 2020

Intervista a Stefano Pancaldi su "Storia di una suora inquietante e di un professore"

Benvenuti all'appuntamento con la rubrica "La parola a..."

Oggi sarà nostro ospite l'autore Stefano Pancaldi con il suo romanzo "Storia di una suora inquietante e di un professore".


1) Ciao, Stefano. Per cominciare una domanda quasi inevitabile. Parlaci un po’ di te. Chi è Stefano Pancaldi?

Grazie per questa bellissima opportunità. Faccio tante cose e molto diverse tra loro: scrivo, leggo, faccio il prof di lingue, traduco documenti e faccio tanta palestra. Ho dei brevetti da istruttore sportivo, tra cui Zumba. Insomma, sono uno che fa un sacco di roba. Ah, già, viaggio pure tantissimo!  Mi piace fare tantissime esperienze, non sto mai fermo!

2) “Storia di una suora inquietante e di un professore” è un romanzo romantico, grottesco e di denuncia sociale. Vuoi illustrarci queste sue caratteristiche?

Si tratta di un romanzo romantico, perché, come si dice con una frase fatta, alla fine l'amore trionfa", è un romanzo romantico, perché racconta del profondo amore che il protagonista ha ricevuto, soprattutto dai nonni e dell'amore che lui ha per la scuola e l"insegnamento. È un romanzo grottesco, perché narra di situazioni estreme, spinte al parossismo, che fanno ridere amaramente e pensare. È un romanzo di denuncia sociale, perché racconta dell'odio verso i proletari, perché racconta dell'odio verso la scuola, in una realtà, quella delle scuole private, che non è abbastanza conosciuta o la cui percezione è troppo spesso distorta da pregiudizi, positivi o anche negativi.

3) In che senso distorta da pregiudizi, Stefano?

Chi è accecato da pregiudizi favorevoli descrive questi luoghi come se fossero un Eldorado, perché sono frequentati da persone di classe sociale medio-alta, infischiandosene degli abusi che vengono commessi troppo spesso a danno dei lavoratori e dell'indottrinamento bigotto, basato sulla menzogna, che viene impartito. Chi vede tutto perfetto ignora anche violazioni macroscopiche di leggi, che avvengono in questi ambienti. Chi è accecato da pregiudizi negativi pensa che gli alunni siano tutti ignoranti e fighetti, pensa che non si impari assolutamente nulla, visto che i criteri di valutazione sono più laschi, a volte, rispetto alle pubbliche. un mondo sfaccettato, che segue regole diverse, per molti aspetti, rispetto alla scuola pubblica, come se si trattasse di uno stato diverso, godendo dell'indulgenza anche di grande parte della politica. La novità degli ultimi venti anni è rappresentata dal fatto che è stata la stessa "sinistra" a incominciare a finanziare la scuola privata, andando contro all'articolo 33 della Costituzione. Tutti i cittadini, credenti e non credenti, finanziano con le loro tasse, la scuola di una parte. A Bologna, la mia città, c'è stato un referendum su questo tema, nel quale hanno prevalso i contrari al finanziamento pubblico, ma il sindaco del Pd ha deciso di non tenerne conto. Se quel sindaco fosse stato di un partito di destra, sarebbe stato stroncato, accusato di essere antidemocratico e fascista. Sono crollati i principi base della sinistra, tra cui quello della laicità dello stato.

4) Ora, parlaci della suora inquietante, uno dei personaggi cardine del tuo libro.

La suora inquietante è un personaggio decisamente affascinante, pervaso dall'odio verso per il prossimo, specialmente per chi non è ricco, ma anche da un grande amore per il denaro, le armi e le moto. È un personaggio che è come lo vedi, ma che gli altri non vogliono vedere nella sua sostanza reale, quella di una persona malvagia, forse perché gli altri sono indulgenti verso di lei, perché è una suora. È un personaggio affascinante, che ha fatto sorgere a me e a diversi lettori domande su come  abbia fatto a diventare così e su quali sarebbero potuto essere gli sviluppi di una storia come la sua. Per questo motivo, qui lo anticipo, tra dicembre e gennaio uscirà un nuovo romanzo, che cercherà di dare almeno alcune risposte a me e ai lettori, ma che forse porrà anche nuove domande.

5) Che ci dici, invece, del professore e dell’alunna russa? Che caratteristiche hanno?

Il professore dona ai ragazzi l'immenso amore che ha ricevuto, soprattutto dai nonni. Il professore è sempre lo stesso ragazzino che disse "sarò un insegnante", quando tanti ragazzini vogliono fare il calciatore, il cantante, l'influencer. La ragazza russa è una sorta di naufraga, bisognosa di amore, in fuga da quel Titanic che è la sua famiglia, dove pensano che tutto si compri con i soldi. È un'anima fragile e inquieta, ma, in fondo lo è anche il professore, anche se cerca di celarlo.

6) E cosa puoi dirci, invece, degli altri personaggi?

Li amo tutti, ma adesso mi viene da pensare a Marco, un bambino che compare nella vita del professore in una notte di tempesta. Ha paura del temporale e gli chiede rifugio. È un angelo del bene, con grandi occhi azzurri e tanta intraprendenza. Forse rappresenta proprio la bellezza della vita, che si manifesta, spesso, quando meno ce lo aspettiamo.

7) La tua è una storia distopica, per certi versi kafkiana. Vuoi approfondire questo aspetto?

Sì, è la rappresentazione di una realtà negativa per eccellenza, che sembra essere senza alcuna via di scampo, ma in cui si apre qualche crepa, grazie a queste anime sensibili e positive, che rimettono in discussione, almeno in parte, uno stato di cose basato sulla perversione negativa e la bruttezza assoluta.  C'è una lampadina che illumina, almeno un po' le tenebre. Questa lampadina è tenuta accesa da queste persone positive, che ci dicono che la storia non è finita, che non hanno vinto definitivamente i cattivi.

8) Se volessi invogliare qualcuno all’acquisto di questo tuo libro, cosa gli diresti?

Gli direi che è un libro originale, gli direi che si ride, si pensa e ci si emoziona leggendolo.

9) A questo punto, cosa vorresti aggiungere in chiusura d’intervista, Stefano, oltre a dirci dove è acquistabile il tuo libro?

Vorrei che altri ancora leggessero il mio libro, ma vorrei soprattutto che servisse per pensare, che continuasse a essere uno stimolo. È un libro che può essere letto in tanti modi diversi, che può piacere anche a vari tipi di pubblico.  Lo potete trovare sui canali classici come Amazon, libreria universitaria, ma anche libreria del Santo, ma pure ordinandolo a me.

Bene, allora ricordiamone il titolo: "Storia di una suora inquietante e di un professore", di Stefano Pancaldi. Grazie, Stefano, per essere stato con noi, questa sera, e i migliori auguri per la tua prossima pubblicazione.

martedì 22 settembre 2020

"Sì può?" di C. L. Lelli


 

Di libri sul lockdown ne sono stati scritti tanti, ma “Si può?” di C. L. Lelli si distingue per lo stile brillante, brioso e spumeggiante supportato dall’innegabile senso dell’umorismo della sua autrice. Nessun tono cupo, ma solo amore per la vita, gioiosità e simpatia, anche se il tema farebbe presagire tutt’altro. Contiene due racconti: “Virus a due” e “Tanto siamo in casa”. Il primo narra la storia  di due perfetti estranei conosciutisi in chat, Giulia e Luca, in un’epoca, quella attuale, nella quale la tecnologia imperversa condizionando anche i rapporti uomo/donna. Appartengono a due regioni diverse. A spostarsi è lei per un fine settimana che si rivelerà all’insegna dell’imprevisto. Il lockdown infatti la sorprende a casa del "bello sconosciuto", ricercatore in biologia e skipper per hobby, impedendole di fare ritorno nella sua città. La vicenda viene narrata da due punti di vista distinti, quelli dei due personaggi e l’autrice dimostra di sapersi calare perfettamente sia nella psicologia maschile che in quella femminile. Non manca il malinteso che rovescerà le sorti dell’incontro rimescolando le carte in tavola e preparando un finale a sorpresa. Va riconosciuta a C. L. Lelli la capacità di creare personaggi credibili, ricchi di umanità, con le loro fragilità, il loro bagaglio di esperienze, il bisogno inconfessato d’amore. Entrano nel cuore del lettore suscitando simpatia in maniera del tutto naturale e lì rimangono. “Tanto siamo in casa”, il secondo racconto contenuto in “Si può?”, invece, parla di una giovane donna alla ricerca di una collocazione lavorativa stabile che, pur di lavorare, accetta di fare la stagione come animatrice presso una struttura ricettiva di una regione diversa dalla propria. Come avrete già intuito, anche in questo caso verrà bloccata dal lockdown. In questa storia, a differenza di quella precedente, il tema dominante non è l’amore, ma la ricerca del proprio posto del mondo, in una società che offre ben poco. Anche in questa vicenda il lockdown gioca un ruolo di tutto rispetto. Grazie ad esso, Meri, la protagonista, si ritroverà a passare tanto tempo libero con i suoi colleghi, Lorenzo e Tiziana, bloccati come lei dal decreto in una regione diversa dalla propria, scoprendone sogni, talenti, aspirazioni e difficoltà. Un’occasione preziosa dal punto di vista umano che aiuterà la protagonista a rispolverare i suoi sogni donando nuovi stimoli al suo incerto futuro. L’autrice, in questo racconto, dà un certo peso alle dinamiche familiari. Nel caso di Meri ad esempio dà risalto al rapporto intenso ma conflittuale con il padre, fonte di incomprensioni e insicurezze, ma anche al patrimonio di valori che una "famiglia vecchio stampo" può regalare: l’onestà, la lealtà, il senso del dovere. C. L. Lelli sfiora questi temi di spessore con un’efficacia e una levità sorprendenti, senza mai calcare la mano, in punta di piedi, sorprendendo il lettore e congedandosi da lui con un messaggio di speranza nei rapporti umani e nella vita. Leggendo “Si può?” vi farete strappare più di un sorriso e, aspetto non scontato, vi scoprirete a riflettere su temi quali la condivisione, i rapporti familiari, la situazione giovanile, il ruolo della tecnologia nella società odierna, l'amore e tanto altro ancora.

Da leggere.

lunedì 21 settembre 2020

Intervista alla scrittrice e poetessa Adriana Pedicini, mutuata dal gruppo Facebook "Editing, Libri e.. Disastri"

 

1) Adriana, benvenuta! Parlaci un po’ di te, innanzitutto, come persona. Chi è Adriana Pedicini? Qual è la tua caratteristica distintiva?


Ciao, Daisy. Sono una docente di liceo in pensione, ma non tanto dal momento che non ho lasciato i miei cari studi, seguo i nipoti alunni liceali e ho ancora contati con gli ex alunni ormai professionisti.

2) Una tua peculiarità a livello caratteriale?

Mi dicono che sono tenace, se mi impegno in qualcosa resisto a qualunque difficoltà pur di portarla a termine.. ma ciò si vede anche nei fatti personali legati alla salute. Sarei dovuta morire già tante volte di paura e sgomento per dei mali contro cui lotto e a cui non permetto di bloccare la mia vita. Finché ciò sarà possibile.

3) Sei un esempio di coraggio. Complimenti!

 Beh.. il coraggio non è una conquista facile, ma è l'unico modo per sopravvivere a certe situazioni. S'impara anche ad essere coraggiosi. 

4) Cosa ci dici, invece, di te come autrice? Quando e come è avvenuto il tuo incontro con la scrittura?

Un'altra mia caratteristica, dote se vuoi, ma anche fonte di sofferenza, è la capacità di osservare sia il mondo interiore, sia quello che capita all'esterno. Pertanto il mio incontro con la scrittura è stato innanzitutto un incontro con me stessa per sondare e leggere tutto ciò che dentro mi "ruggiva". Poi c'è stato l'incontro con la memoria, quando, dopo la morte di mia madre, ero ancora una ragazza, ho avvertito la necessita di raccontare, quasi a voler fermare il tempo o per paura che il tempo affievolisse la memoria. Nacquero così i primi racconti, confluiti dopo moltissimi anni nel mio primo libro di narrativa, I luoghi della memoria. Poi sono tornata alla poesia per accompagnare il mio cammino nella malattia con il libro Sazia di luce e infine, poiché tutto ha un termine, dunque anche la vita, mi sono ostinata a cercare il senso di questo nostro esistere, nel libro Il fiume di Eraclito, avendo più tempo a disposizione, grazie alla cessazione della professione. Questa silloge poetica è la mia ultima raccolta, dal momento che la silloge inedita giace nel cassetto in attesa di un buon editore.

5) Parliamo ora della silloge. Innanzitutto, come è nata e perché questo titolo?

Come dicevo il bisogno di inseguire risposte che purtroppo non vengono, nonostante l'incalzare delle domande sulla nostra esistenza. Ciò però non elimina, anzi rende ancor più evidente la precarietà della vita, nonché la brevità, e il fatto che tutto proceda, scorra come un fiume, sicché possiamo solo attingere dei moniti, i perché ci sfuggono, e un monito fondamentale sicuramente è quello a non sprecare il tempo, a vivere ogni giorno intensamente, perché il tempo non ritorna indietro, a dare valore solo a ciò che merita. Insomma a elevare il tenore morale e spirituale della nostra esistenza

6) La silloge, infatti, affronta temi di spessore quali: la sofferenza come strumento di elevazione, vivere come atto imposto, l’angoscia esistenziale che ne deriva e anche l’atteggiamento verso la morte. Vuoi accennarci qualcos'altro, in merito? 

Beh, come dicevo, la vita è un fascinoso mistero e nelle poesie ne esamino gli aspetti che pur se partono da occasioni di riflessione personale, credo siano di interesse universale, giacché la poesia parla sempre a tutti, quando non sia espressamente autobiografica. Pertanto se le occasioni del fare poesia possono essere personali, lo sviluppo della materia poetica assume i contorni della universalità. Infine ognuno che legga può aggiungere o togliere alla mia sensibilità elementi propri del lettore. 

7) La poesia come linguaggio universale... ma, se fossi costretta a scegliere fra prosa e poesia, Adriana, come mezzi d'espressione, quale sceglieresti?

8) Ti risponderò citando la poesia introduttiva che sintetizza quello che ho detto: Istantanee di vita/ a fermare il tempo/amore della vita/che lenta scivola nel rimpianto/timore della morte/ e nessun rimedio per fermarla/. Crogiolo di mille domande/sulle ali di una farfalla. E aggiungo: Mi affascina di più la poesia per la caratteristica che le è propria, la rapidità dell'intuizione e la personalità del linguaggio poetico. Mi diverte comunque narrare, perché mi appassiona soprattutto la narrazione che attiene all'indagine psicologica e alla caratterizzazione di ambienti, tempi ecc.

9)I tuoi sono scritti antropocentrici, quindi, caratterizzati da una forte componente introspettiva.

Credo sia dovuto a una mia predisposizione che ha avuto la sua linfa dagli studi classici, che ho amato e che amo, fonte inesauribile di formazione e affinamento della sensibilità. Poi, avendo per circa 40 anni insegnato ciò, non me la tolgo più di dosso questa patina. E dire che c'è qualche presunto lettore colto, non dico critico, che disapprova il tono forse alquanto elevato dello scrivere, non dico retorico, perché la congerie di autori e libri che imperversano oggi scrive come parla. Orrido! Per carità ognuno è libero... però non diciamo che è letteratura. Inoltre, l'arroganza e la presunzione sono all'ordine del giorno. La poesia, come in genere la letteratura, è umile.

10) Ne sono pienamente convinta. L'arte in sé è pura e la sua stessa purezza dovrebbe caratterizzare gli artisti.

Forse non è il caso di entrare in un campo minato quale quello degli artisti autentici, o creati a tavolino per meri fini economici, spalleggiati da case editrici o uomini potenti che ne spianano la strada... Preferisco stare nel mio angolino e essere indenne dal vizio del clientelismo che deturpa anche il mondo dell'arte in genere. Leggevo di robaccia pubblicata da una storica e nobile casa editrice. Non c'è più religione? Aggiungo solo questo: si sente la mancanza di critici seri e preparati. Qualcuno se ne sta nel suo privato e capisco anche il perché. 

12) C'è qualcos'altro che vorresti aggiungere a questa intervista, Adriana?

Credo di no. Chi volesse ancora sapere può cercarmi su Google o Youtube. Chi volesse dei libri può benissimo chiedermeli in privato o scrivendo alle case editrici. Forse solo un'ultima cosa. Durante il lockdown ho guidato, davvero con tenacia, un gruppo di 6  autori compresa me, ed è nato un romanzo, Il tempo sospeso, Edizioni Mnamon che è reperibile su Amazon e gli altri store on line. 

13) Bene, quindi, insieme alla silloge di poesie Il fiume di Eraclito, segnaliamo anche il romanzo Il tempo sospeso di Adriana Pedicini. Vuoi citare gli altri autori de Il tempo sospeso, Adriana?

Certo, molto volentieri! Graziella Bergantino, Giuliana Caputo, Giovanna Reveruzzi, Lidia Santoro, Giulio Miele e ovviamente la sottoscritta. Scrivere Il tempo sospeso è stato un modo per non rendere del tutto infruttuoso quel periodo davvero pesante. Tra l'altro è contestualizzato con il periodo e la protagonista coglie il pretesto della quarantena per abbandonare la famiglia e tornare al suo paese d'origine per rifarsi una vita. Ma dopo un travaglio interiore tremendo e deludenti esperienze,  ritorna, con una nuova prospettiva di vita e maggiore maturità, alla casa dove l'aspettano marito e figlio. 

14) Molto interessante, come tutti gli argomenti che hai affrontato nel corso di questa intervista. Grazie, Adriana, è stato un piacere e un onore parlare con te.