Buon pomeriggio a tutti.
Come nelle fiction televisive, procederò a un rapidissimo riassunto delle “puntate precedenti”… ehm, volevo dire, dei post precedenti.
Lisa, ventisettenne bolognese impiegata presso una libreria del capoluogo emiliano, in maniera del tutto fortuita, scopre un segreto familiare.
Un ciclo di ipnosi al quale si sottopone per superare un incubo ricorrente e dei mal di testa divenuti invalidanti fa riaffiorare episodi rimossi risalenti alla sua infanzia.
A quel punto opera una scelta. Quella di tenere per sé quanto ha scoperto, ma la vita, che ha più fantasia degli uomini, rimescola le carte facendo riemergere con prepotenza il suddetto segreto.
Seguono, nell’ordine, due eventi di un certo peso per lo svolgimento della trama: un incidente automobilistico e un delitto.
In questa seconda parte del libro, i fili del passato si riannodano; gli equilibri familiari vengono riscritti.
L’attenzione del narratore si sposta sul rapporto genitori/figli e su quello fratello/sorella.
In primo piano balza il tema del perdono che permea altre due mie storie precedenti, il romanzo breve “L’Isola del destino”, edito da Rizzoli, nel quale figura sempre il tema dell’ipnosi, e il romanzo di formazione “Tutta la vita davanti”, auto-pubblicato tramite “Youcanprint”.
La domanda sorge spontanea: perdonare è solo un atto altruistico?
Non è invece imprescindibile per la parte lesa che solo così potrà andare avanti con la propria vita sgravandosi di un carico altrimenti fatto di rancore e di profonda sofferenza?



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