Ben ritrovati, cari amici!
Dopo una lunga assenza, pre e post pandemia, dovuta a impegni vari, mi
riapproprierò di questo spazio presentando la mia ultima storia, perché scrivere è la mia autentica passione: è nata praticamente con me.
Di una cosa sono convinta: se quel giorno il tempo non fosse stato uggioso, non
mi sarei messa a fissare i rivoli formati dalla pioggia sul vetro della
finestra, gli alberi del cortile sottostante. Non avrei preso carta e penna per
mettere nero su bianco le emozioni di una bambina che sognava la primavera. A
volte un particolare apparentemente insignificante, può fare la differenza e
decidere un destino. Ma torniamo a noi, o meglio alla bimba che fantasticava
spingendo il suo sguardo fuori dalla finestra.
E proprio di una bambina, Lisa, si parla in questo libro, o meglio, di una
ragazza ventisettenne che è obbligata a compiere un viaggio a ritroso nel
tempo, fino alla sua infanzia. Il viaggio in questione si rende indispensabile
“per stanare i mostri che non la fanno più vivere”. Un sogno ricorrente,
infatti, agita le sue notti segnando i suoi risvegli insieme a mal di testa
quotidiani che nessun farmaco riesce a placare. Così l’ipnosi le sembra
l’ultima via praticabile. Solleva la cornetta di quel telefono, compone il
numero e…
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