venerdì 17 luglio 2020

Delitto e indagini nel noir "La stanza buia" di Daisy Raisi

Cosa accade quando nelle vite apparentemente tranquille di un gruppo di persone unite da legami familiari o professionali irrompe, come un fulmine a ciel sereno, un evento luttuoso?
E se questo evento luttuoso è un delitto?
La terza e ultima parte de "La stanza buia" ci proietta in una realtà completamente nuova rispetto alle due sezioni precedenti, nella quale le vite di Lisa, Nicola, Brian  vengono stravolte.  Ogni equilibrio è sovvertito. 
Le giornate dei protagonisti di questa storia perdono  i loro abituali punti di riferimento. Niente è più come prima. Quando una persona cara viene meno  in maniera violenta e senza alcun preavviso costringe i superstiti  a riscrivere il loro ruolo nel complesso intreccio dei legami amicali e familiari.
Il peso conferito a questo aspetto nell'ambito della trama non è casuale. "La stanza buia", pur virando a metà narrazione verso il poliziesco, nasce infatti con una forte impronta psicologica.
Grande importanza viene attribuita alla protagonista, Lisa, alla sua psiche, ai traumi subiti precocemente,  ai legami familiari, al controverso rapporto con la madre, al suo corpo che traduce in mal di testa invalidanti il pianto antico e sommesso della sua anima. 
Del resto, questa storia si nutre di contrasti e della loro ricomposizione: introspezione/azione, buio/luce, anima/corpo, passato/futuro, crisi/rinascita, in un oscillare perpetuo che conferisce ritmo  alla narrazione.
Dal delitto in poi, gli eventi si susseguono incessantemente, ruotando intorno alle indagini condotte dalla squadra dell'ispettore Thompson, fino al colpo di scena finale, fino a quando, cioè, la realtà si svela togliendosi la maschera per mostrarsi nella sua pura essenza. 
Il libro si chiude con  uno dei suoi tanti interrogativi silenziosi, nascosti fra le righe. Fino a che punto è possibile fare del male agli altri senza pagarne primo o poi il fio?


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giovedì 16 luglio 2020

Il tema del perdono ne "La stanza buia" di Daisy Raisi, e non solo...



Buon pomeriggio a tutti.


Come nelle fiction televisive, procederò a un rapidissimo riassunto delle “puntate precedenti”… ehm, volevo dire, dei post precedenti.


Lisa, ventisettenne bolognese impiegata presso una libreria del capoluogo emiliano, in maniera del tutto fortuita, scopre un segreto familiare.


Un ciclo di ipnosi al quale si sottopone per superare un incubo ricorrente e dei mal di testa divenuti invalidanti fa riaffiorare episodi rimossi risalenti alla sua infanzia.


A quel punto opera una scelta. Quella di tenere per sé quanto ha scoperto, ma la vita, che ha più fantasia degli uomini, rimescola le carte facendo riemergere con prepotenza il suddetto segreto.


Seguono, nell’ordine, due eventi di un certo peso per lo svolgimento della trama: un incidente automobilistico e un delitto.


In questa seconda parte del libro, i fili del passato si riannodano; gli equilibri familiari vengono riscritti.


L’attenzione del narratore si sposta sul rapporto genitori/figli e su quello fratello/sorella.


In primo piano balza il tema del perdono che permea altre due mie storie precedenti, il romanzo breve “L’Isola del destino”, edito da Rizzoli, nel quale figura sempre il tema dell’ipnosi, e il romanzo di formazione “Tutta la vita davanti”, auto-pubblicato tramite “Youcanprint”.


La domanda sorge spontanea: perdonare è solo un atto altruistico?


Non è invece imprescindibile per la parte lesa che solo così potrà andare avanti con la propria vita sgravandosi di un carico altrimenti fatto di rancore e di profonda sofferenza?

Lisa e il legame con la madre ne “La stanza buia” di Daisy Raisi

Il noir “La stanza buia” affronta il tema di una dolorosa ma inevitabile discesa dentro di sé.
In ogni essere umano, in maniera più o meno accentuata, a seconda della sensibilità del soggetto e dei suoi trascorsi, esiste una stanza buia nella quale sono sedimentate memorie poco gradevoli del passato, piccoli e grandi traumi rimossi.
Lisa, la protagonista di questa storia, dovrà recarsi proprio lì per affrontare i mostri che le sottraggono energia impedendole di vivere e non solo di vegetare.
L’ipnosi diventa quindi il viatico per questo viaggio nel quale la figura esperta di Sara accetta di farle da guida, perché, come si evince dalla narrazione, non ci si può avvicinare a questa delicata terapia a cuor leggero.
Pur di tornare a vivere, la ventisettenne Lisa accetta quindi un percorso non certo indolore, perché le fa rivivere con forza e inevitabile sofferenza un trauma che le si è riproposto sempre uguale per giorni, mesi, anni della sua infanzia.
Un trauma che la faceva gridare all’ingiustizia mentre la sua mente bambina alimentava paure gigantesche di fronte alle quali la piccola si sentiva frustrata, impotente, inerme.
Questa storia che parla di abusi subiti fra le pareti domestiche, all’interno di una famiglia solo apparentemente serena, pone l’accento sui legami familiari e, in particolar modo, sul rapporto madre/figlia.
Non è un caso che il titolo originario de “La stanza buia” fosse “Come Biancaneve”.
Alla stregua infatti della protagonista di questa fiaba, Lisa subirà vessazioni fra le mura domestiche da parte della figura materna.
Va precisato che Grimilde, nella prima versione della fiaba, era madre e non matrigna di Biancaneve.
Se Grimilde quindi, invidiosa della bellezza di Biancaneve, incarica il cacciatore di ucciderla, Angela, madre di Lisa, l’annienta a livello psicologico sottoponendola a percosse, insulti e umiliazioni, minacciandola e ricattandola, facendola sentire costantemente in colpa.

E voi ne conoscete di Grimilde?

Lisa e il suo viaggio dentro di sé

Ben ritrovati, cari amici!

Dopo una lunga assenza, pre e post pandemia, dovuta a impegni vari, mi riapproprierò di questo spazio presentando la mia ultima storia, perché scrivere è la mia autentica passione: è nata praticamente con me.

Di una cosa sono convinta: se quel giorno il tempo non fosse stato uggioso, non mi sarei messa a fissare i rivoli formati dalla pioggia sul vetro della finestra, gli alberi del cortile sottostante. Non avrei preso carta e penna per mettere nero su bianco le emozioni di una bambina che sognava la primavera. A volte un particolare apparentemente insignificante, può fare la differenza e decidere un destino. Ma torniamo a noi, o meglio alla bimba che fantasticava spingendo il suo sguardo fuori dalla finestra.
E proprio di una bambina, Lisa, si parla in questo libro, o meglio, di una ragazza ventisettenne che è obbligata a compiere un viaggio a ritroso nel tempo, fino alla sua infanzia. Il viaggio in questione si rende indispensabile “per stanare i mostri che non la fanno più vivere”. Un sogno ricorrente, infatti, agita le sue notti segnando i suoi risvegli insieme a mal di testa quotidiani che nessun farmaco riesce a placare. Così l’ipnosi le sembra l’ultima via praticabile. Solleva la cornetta di quel telefono, compone il numero e…

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venerdì 8 novembre 2019

LIbri e... fuffa

Cari cacciatori di storie d'inchiostro, :)
proprio ieri mentre, per questioni attinenti al mio lavoro, saltavo da un libro all'altro come una palla di ping pong, ho riflettuto sui vari tipi di autori nei quali mi sono imbattuta in questo ultimo decennio nel web.
Mi è saltato all'occhio come i più bravi, i più capaci, quelli dotati di uno stile originale, curato e di contenuti interessanti siano i più modesti, i meno convinti del loro talento, mentre i meno validi, i venditori di fuffa  non facciano che incensarsi, convinti di aver scritto il capolavoro del Millennio.
Mi domando se sia capitato solo a me di riscontrare questa amara verità.
Tant'è...
Dato che non solo nella vita, ma anche in questo settore, per emergere occorre pure una buona dose di faccia tosta, mi domando se saremo destinati come lettori a essere subissati di fuffa...
Ci pensano già grandi case editrici e illustri librerie a propinarci insulsaggini: l'autobiografia della starlette, quella dell'influencer, del cuoco e chi più ne ha più ne metta, ovviamente non scritte da loro e che vendono copie a bizzeffe, pur essendo, nella maggior parte dei casi, delle boiate tremende.
Sì, perché viviamo in una società sempre meno istruita, sempre più basata sulle idiozie e sul culto dell'immagine e tristemente povera, se non priva di contenuti.
Che dolore, eh?
Voi come fate a sopravvivere?
Ogni tanto mi verrebbe voglia di migrare su un altro pianeta... ma, in tutta confidenza, vi svelo che preferisco che ad andarsene siano gli altri, almeno per ora.

giovedì 7 novembre 2019

Una vita in mezzo ai libri


Buon pomeriggio a tutti!
Chiedo venia per la mia assenza, ma in questi giorni ho avuto parecchio da fare.
Sono letteralmente sommersa dai libri!
Sì, perché dovete sapere che oltre a occuparmi di correzione di bozze e editing, una buona fetta del mio tempo la dedico alla promozione dei libri altrui.
In genere le richieste arrivano tutte insieme. Attualmente mi sono stati proposti da tre autori diversi sei libri da promuovere, tutti appartenenti al genere narrativa, ognuno con i suoi tratti distintivi.
Questo sommandosi al mio lavoro di redattrice di testi  per siti e ad altro, ha risucchiato tutto il mio tempo e ogni mia energia.
Non che mi dispiaccia...anzi!
Promuovere romanzi, racconti,sillogi in prosa è ciò che più amo al mondo.
Certo, è un lavoro che ha ritmi  serrati... ma a me va bene così.
Mi permette di entrare in contatto con tante persone innamorate come me della scrittura e della lettura. Vi pare poco?
Si realizza uno scambio di energia positiva che è qualcosa di sensazionale.
Solo chi, come me, è un books addicted potrà veramente capire di cosa sto parlando.
Ringrazio quindi la mia buona stella per avermi condotto,  grazie a una serie di coincidenze fortunate, oltre che a tanta forza di volontà e applicazione, a svolgere questo lavoro coronando i sogni di una  bambina che passava ore e ore con il naso immerso nei libri...
Da allora, sotto questo punto di vista, non è cambiato proprio nulla e  ne sono sempre più felice.

domenica 3 novembre 2019

"A UN PASSO DAL DOMANI" DI FEDERICA ORSIDA

Cari amici,
come state, in questa domenica piovosa?
Oggi vi propongo la prima recensione di questo blog.
Ho  scelto una lettura piacevole, che veicola contenuti e insegnamenti preziosi.
Per saperne di più leggete la mia valutazione di "A un passo dal domani" di Federica Orsida, autrice fantasiosa e prolifica.



RECENSIONE 

“A un passo dal domani” di Federica Orsida è un racconto che si legge nel giro di qualche ora e con piacere.
Lo stile è brillante; il ritmo narrativo, vivace.
L’autrice riesce a tratteggiare con efficacia i vari personaggi che lo popolano.
Ogni argomento, anche il più spinoso, viene trattato con delicatezza planando sugli aspetti negativi per lasciare aperto uno spiraglio di speranza.
La storia parte da una profonda ferita, da una morte (fisica e metaforica) che genera un nuovo inizio. Aria, la protagonista, subisce un aborto spontaneo. Nessuno dà peso al suo lutto e viene addirittura ritenuta responsabile dell’accaduto. Per questo abbandona la sua terra e i suoi affetti più cari per ricominciare da zero altrove… ma diamo uno sguardo alla trama:
Ricominciare. Non è facile, soprattutto per una donna adulta con alle spalle un passato colmo di dolore. Quello che ti bussa la notte e non ti fa dormire. La soluzione per Aria è lasciare il suo amato mare della Calabria e gettarsi nel caos di una metropoli (…)cominciare. Non è facile, soprattutto per una donna adulta con alle spalle un passato colmo di dolore. Quello che ti bussa. La
Ad attenderla, nella Capitale, nonostante le sue resistenze, ci sarà un nuovo amore che inizierà come una favola, ma dovrà presto fare i conti con il passato di entrambi. Aria e Lucas, infatti, non sono due ragazzini. Le loro esistenze sono segnate da disillusioni e segreti e con questi, dopo l'ubriacatura iniziale, dovranno fare i conti. Con questi e con tanto altro ancora. Amor omia vincit, scriveva il poeta latino Virgilio. Riuscirà davvero il sentimento a superare ogni ostacolo?
Il racconto vanta una trama  ben strutturata, insaporita da un tocco di suspense che non guasta affatto. A Federica Orsida vanno riconosciuti il dono della sintesi e la capacità di indagare con rara sensibilità l’animo umano.
L’amore, la famiglia, l’amicizia (Irene e Alice sono due amiche stupende per Aria, sempre vicine nel momento del bisogno,  artefici anche di qualche gustoso siparietto che la penna di Federica Orsida ci regala)  giocano  un ruolo di tutto rispetto. Valori intramontabili che sicuramente l’autrice condivide. Lo si intuisce scorrendo le righe di “A un passo dal domani”.
Il titolo suggestivo lascia ben sperare dipingendo, nella fantasia dei lettori, rosei scenari.  La storia narrata è soprattutto storia  di una rinascita e di una maturazione. Non a caso, la scena finale mette a posto tutti i tasselli. Tramite essa, Federica Orsida, prima ancora che autrice, donna e madre, ci suggerisce come la felicità non possa essere piena se non si sciolgono i nodi del passato. Crescere è saper perdonare, perché anche chi più ci ama può commettere errori di valutazione.
Fra le righe di questo racconto si respira una grande umanità. La protagonista, Aria, dando prova di grande coraggio, in ogni sua azione, vince orgoglio, paure e resistenze, per andare incontro agli altri e alla vita.
Qual è il mio giudizio finale?
Non posso che consigliarvi questa storia ricca di sentimento e tesori dell’anima.
Nota a sfavore: i verbi si danno alla pazza gioia ignorando tempi e, a volte, anche modi. Errori che una rilettura più attenta avrebbe potuto evitare.